Dalle prime scarpette all’accademia della scala passando da Laboratorio danza
Ciao a tutti, sono Angela, ho 21 anni e da undici frequento Laboratorio Danza, dove seguo lezioni di danza classica sia in gruppo sia private.
Conosco Noemi da sempre, o quasi: da quando, a sette anni, ho mosso i primi passi nella scuola in cui insegnava allora. Mi sono trovata bene fin da subito, con il suo modo di insegnare e con lei come persona. È diventata il mio punto di riferimento, tecnico ma soprattutto umano. Così, quando nel 2015 ha aperto Laboratorio Danza, l’ho seguita senza pensarci due volte, per continuare a coltivare quella che nel frattempo era diventata molto più di una passione.
In questi anni sono cresciuta insieme alla danza e, in qualche modo, anche insieme a lei. All’inizio ero solo una bambina che entrava in sala con la voglia di imparare passi nuovi, senza immaginare quanto la danza avrebbe segnato la mia vita. Col tempo quella sala è diventata una parte importante delle mie giornate. Lì non ho imparato soltanto posizioni ed esercizi, ma anche la disciplina, la costanza, la pazienza e il coraggio di affrontare le difficoltà.
Al liceo, dopo aver superato l’audizione, sono entrata nell’indirizzo coreutico del Candiani-Bausch di Busto Arsizio. È stato un altro passaggio fondamentale: per cinque anni ho studiato danza in modo ancora più approfondito, affiancandola alle materie scolastiche. Nonostante i tanti impegni, però, non ho mai rinunciato alle mie lezioni settimanali da Noemi.
Ed è qui che arrivo alla vera domanda: come mi sento a fare lezione durante l’anno?
Per me andare da Noemi è sempre stato un momento di libertà. Non qualcosa di leggero o superficiale, ma uno spazio tutto mio, in cui concentrarmi sul lavoro e lasciare fuori dalla porta, per qualche ora, tutto il resto. In sala ritrovo una concentrazione diversa, come se per quel tempo esistessero solo la musica, il movimento e il mio corpo. E, naturalmente, anche tanto divertimento.
Non è sempre stato facile, ovviamente. Ci sono stati giorni in cui sono arrivata stanca, dolorante o semplicemente giù di morale. Altre volte, dopo una giornata storta, non avevo nessuna voglia di allenarmi. Eppure quasi sempre uscivo diversa, con qualcosa in più nel mio bagaglio.
Credo sia uno degli insegnamenti più preziosi che la danza mi abbia dato: non serve entrare in sala già carichi e motivati. A volte è proprio il lavoro della lezione a restituirci la motivazione. Non tutte le giornate sono uguali, e non sempre corpo e mente rispondono allo stesso modo. Imparare ad ascoltarmi, senza smettere di mettermi alla prova, è diventato parte del mio percorso.
La danza è faticosa, fisicamente e mentalmente. Richiede impegno, precisione, ripetizione e la capacità di accettare che qualcosa non riesca subito. Per questo il modo in cui viene insegnata fa tutta la differenza.
Da Noemi ho sempre respirato rispetto e ascolto reciproco. Anche nei momenti più duri l’obiettivo resta imparare, crescere e scambiarsi qualcosa, senza mai sentirsi a disagio. La fatica fa parte del gioco, ma qui vive dentro un ambiente sano, rispettoso e costruttivo. Ed è un dono che non tutti hanno la fortuna di ricevere.
Questo aspetto è diventato ancora più importante quando ho cominciato a pensare al mio futuro.
Dopo il diploma è arrivato il momento della fatidica scelta universitaria. Per me, però, non è stata una decisione improvvisa: da qualche anno sapevo già cosa volevo. Volevo diventare un’insegnante di danza.
L’idea era restare nel mondo che mi aveva accompagnata per tutta la vita, seguendo in qualche modo i passi di chi mi aveva vista crescere giorno dopo giorno. All’epoca conoscevo soprattutto il percorso dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma, che forma prima come ballerini professionisti e poi come insegnanti.
Pochi mesi prima della maturità, però, Noemi mi ha parlato di un corso simile ma strutturato diversamente: ancora giovane, ma già attivo da alcuni anni a Milano, presso la Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala.
Scoprirlo è stato un vero punto di svolta. Era perfettamente in linea con il mio desiderio di formarmi come insegnante, ma significava anche qualcosa di molto più personale: realizzare il sogno della me bambina, quella che entrava nelle sale colorate immaginandosi ballerina.
Così, a maggio 2024, mi sono presentata all’audizione con una valigia piena di speranze, ma anche con una preparazione solida, costruita in anni di lavoro e di insegnamenti preziosi. Ho superato prima la prova fisica, poi il colloquio motivazionale. Ero ufficialmente un’allieva del Corso di Diploma Accademico di I livello a indirizzo tecnico-didattico dell’Accademia Teatro alla Scala.
Da quel momento il mio rapporto con la danza ha cambiato prospettiva. Per tanti anni sono stata dall’altra parte: l’allieva che ascolta, osserva, cerca di correggersi e migliorare. Oggi comincio a guardare quelle stesse esperienze con gli occhi di chi un giorno dovrà insegnare.
Mi ritrovo così a notare come un insegnante comunica, come corregge, come motiva un allievo in difficoltà. E soprattutto come riesce a creare un ambiente in cui ci si senta liberi di sbagliare e, proprio attraverso l’errore, di imparare.
Anche per questo sono davvero orgogliosa di aver scelto di seguire le orme di una persona che stimo moltissimo. Spero un giorno di somigliarle nei modi, nell’insegnamento e soprattutto come persona.
È un lavoro difficile, ma non mi spaventa, perché alle spalle ho un’esperienza personale molto forte. So cosa vuol dire essere un’allieva: avere paura di non essere abbastanza, sentirsi insoddisfatta di un risultato, affrontare una giornata no e avere bisogno di qualcuno che trovi le parole giuste.
Forse è proprio questo che voglio portare con me nel futuro: non dimenticare mai come ci si sente dall’altra parte della sala. Perché prima di essere un’insegnante, sarò sempre stata un’allieva.
E se un giorno riuscirò a trasmettere anche solo una parte di ciò che la danza, Noemi e Laboratorio Danza hanno donato a me, saprò di aver raggiunto uno dei traguardi più importanti della mia vita.
Con affetto,
Angela